Perché il Rif marocchino si è rivoltato?

di Reda Zaireg

Il 28 ottobre 2016, nella località di al-Hoceima, Mohcine Fikri moriva pressato da una trituratrice di spazzatura mentre tentava di recuperare la merce che gli era stata confiscata dalle autorità. L’uomo, di 31 anni, era un commerciante di pesce. Era stato accusato di essere in possesso di quasi 500kg di pesce spada in questo periodo. È morto mentre cercava di opporsi alla distruzione del suo carico in un camion della spazzatura.

Una forte identità regionale.

La morte di Mohcine è diventato il punto di partenza della contestazione nel Rif, una regione del Nord del Marocco la cui storia è segnata dalla repressione e la marginalizzazione di cui ha sofferto durante il regno di Hassan II, padre di Muhammad VI. Il Rif gode di una forte identità regionale e ha storicamente avuto un certo grado di indipendenza rispetto al potere centrale. Nel 1921, quando ancora il Marocco era colonizzato dalla Francia e dalla Spagna, il resistente AbdelKrim El-Khattabi vi stabilì una Repubblica effimera dopo aver sconfitto l’esercito spagnolo. Nonostante la “Repubblica del Rif” sia stata sciolta solo cinque anni più tardi, nel 1926, ha segnato profondamente la memoria collettiva locale. Nel 1959 e nel 1984, delle rivolte sono scoppiate nel Rif e sono state brutalmente represse dal re Hassan II. Le circostanze della morte di Mohcine Fikri hanno suscitato un impeto di indignazione nella regione e al di fuori di essa. La sera del 28 ottobre le foto e i video che mostravano le sue spoglie hanno cominciato a circolare sui social ntework. Vari sit-in sono stati organizzati in differenti città del Marocco nei giorni seguenti.

Molteplici rivendicazioni

Le Hirak (“movimento”) è un movimento sociale nato a al-Hoceima in seguito al decesso di Mohcine Fikri. Le sue rivendicazioni sono molteplici: creazione di fabbriche, estensione della linea ferroviaria fino a al-Hoceima, costruzione di una università pluridisciplinare. Altre rivendicazioni sono la creazione di posti di lavoro e la riduzione della disoccupazione nella regione; la lotta contro la corruzione, in particolare della pesca marittima, e l’istituzione di una protezione sociale a favore delle/dei lavoratori.ci del settore. Il movimento reclama ugualmente la costruzione di una università pluridisciplinare, di un ospedale universitario e l’istallazione di un centro di oncologia a al-Hoceima. In effetti, il Rif conosce un alto tasso di tumori, e il Hirak rivendica un riconoscimento ufficiale del legame con l’utilizzo di iprite avvenuto durante la guerra del Rif (1921 – 1926) da parte della Spagna, nonché il tasso elevato di mortalità a causa del cancro nella regione.

Dopo la passività, la repressione

Una prima fase di scontro è stata caratterizzata da una sconvolgente passività del palazzo e da tentativi di negoziazione poco efficaci da parte dei rappresentanti dello Stato a livello locale. Poi, nel maggio 2017, il potere marocchino ha scelto di reprimere il movimento, dopo sette mesi di contestazione. Venerdì 26 maggio, Nasser Zefzafi, leader carismatico del Hirak ha interrotto un sermone che paragonava il movimento sociale a una fitna, ossia a una lotta fratricida, ossia una guerra civile in seno all’Islam. Il potere marocchino vi ha trovato il pretesto per reprimere il movimento sociale. Numerosi attivisti sono stati arrestati – una quarantina, entro il 26 e il 28 maggio; più di 200 fino a ora – e le manifestazioni sono state sistematicamente disperse. Nasser Zefzafi è stato arrestato il 29 maggio, dopo 3 mesi di latitanza. Attualmente è sotto processo a Casablanca e rischia una pena pesantissima (il 27 giugno 2018 è stato condannato a 20 anni. Con lui altri 51 attivisti hanno preso pene per 333 anni di carcere N.d.T.) Parallelamente all’ondata di arresti che ha toccato gli attivisti del Hirak, il re del Marocco ha promosso un’inchiesta sui ritardi della realizzazione del programma “al-Hoceima, faro del Mediterraneo” (Al-Hoceima Manarat al-Moutawassit); ha ricevuto i risultati a ottobre. Lanciato nel 2015, questo programma mobilizza un budget di circa 700 milioni di dollari, e mira ad accompagnare lo sviluppo della provincia d’al-Hoceima e a migliorarne la posizione economica, ma la sua realizzazione ha conosciuto dei ritardi notevoli. Se l’inchiesta effettuata dal Ministro degli interni e delle finanze ha messo l’accento sui “ritardi, ossia sulla non esecuzione di molteplici parti di questo programma di sviluppo”, ha escluso “qualsiasi atto di concussione e di frode”. Ciononostante il re ha ordinato alla Corte dei conti, giurisdizione finanziaria del regno, di realizzare una seconda inchiesta. In ottobre, il re ha ricevuto le conclusioni della seconda inchiesta sul progetto di al-Hoceima Manarat al-Moutawassit, che ha confermato “l’esistenza di molteplici disfunzioni registrate durante il precedente governo”, differenti settori ministeriali e istituzioni pubbliche che non hanno “onorato i loro impegni nella messa in opera dei progetti e le spiegazioni che hanno fornito non giustificano il ritardo che ha conosciuto la realizzazione di questo programma di sviluppo”. Ma d’altro canto l’inchiesta effettuata dalla Corte dei conti non ha rilevato l’esistenza di frodi, né deviazione dei fondi. Lo stesso giorno, Muhammad VI ha licenziato quattro ministri come conseguenza del ritardo nella realizzazione del progetto al-Hoceima Manarat al-Moutawassit. Il re del Marocco ha espresso ugualmente non “non soddisfazione” rispetto al lavoro dei cinque precedenti ministri, ai quali “nessuna funzione ufficiale sarà affidata in futuro”, secondo un comunicato del gabinetto reale.

Un movimento che dura

Il Hirak è attualmente in fase di latenza a causa dell’arresto dei suoi leader. Tuttavia, il movimento ha preso una forma stabile riemergendo in maniera più o meno ricorrente per più di dieci mesi. Con l’aumento della repressione e la divisione in zone della città da parte della polizia, i/le manifestanti hanno riadattato le loro pratiche e le loro strategie d’occupazione dello spazio pubblico: ai sit-in e manifestazioni programmate giorni prima sono state sostituite delle azioni fulminee. Delle forme di protesta spontanee cominciano appena un gruppo di manifestanti sceglie un luogo – una strada molto frequentata, un giardino o una piazza pubblica – e scandisce degli slogan del Hirak. Allora sono subito raggiunte dalle/dagli attivistx e i/le simpatizzanti presenti sul luogo. Quando poi le forze dell’ordine intervengono, la manifestazione è dispersa, ma “un altro gruppo di manifestanti prende la staffetta e rilancia la mobilitazione in un altro posto della città”, scrivono i ricercatori Hamza Essmili e Montasser Sakhi in una serie di osservazioni sul Hirak. http://taharour.org/?observations-autour-du-hirak-n-rif-%E2%B5%83%E2%B5%89%E2%B5%94%E2%B4%B0%E2%B4%BD-%E2%B5%8F-%E2%B5%94%E2%B5%94%E2%B5%89%E2%B4%BC-6